Integrazione pubblico e privato no-profit

L’ESPERIENZA SANITARIA FRANCESE

Da decenni la sanità francese si basa su una cooperazione tra pubblico e privato. Al centro, le “mutuelles”, società senza scopo di lucro. Il sistema mutualista in Francia ha una storia che risale ai primi decenni dell’Ottocento, mentre in Italia dobbiamo attendere l’anno 1886 ed il Regio Decreto 3818.

In Francia l’economia sociale e solidale dà lavoro a circa il 13% degli occupati nazionali e genera piu’ o meno il 10% del PIL. Il settore mutualistico, che nella nazione europea è particolarmente sviluppato, contribuisce in maniera importante.

Infatti, per l’associazione Mutualité Française,, sono complessivamente circa 91mila le persone che, a vario titolo, risultano impiegate nel comparto di cui 15mila specificatamente nella salute. Il sistema sanitario è incentrato su una cooperazione tra pubblico e privato. E, in particolare, sul mutualismo.

Lo Stato rimborsa solo il 65% della spesa sanitaria.

Lo stato francese non copre tutte le spese sostenute per le cure dei propri cittadini, ad esempio per un ricovero ospedaliero. Esiste infatti una base di rimborso, che viene erogata da parte della Sécurité sociale (equivalente del nostro Servizio sanitario nazionale). Essa ruota attorno al 65% per la maggior parte dei costi sostenuti dai pazienti.

Così per le visite presso il proprio medico di famiglia o presso uno specialista, per l’acquisto di occhiali da vista o per gli onorari pagati ad un dentista. La restante quota è a carico dei contribuenti che, per questo, in larghissima maggioranza si rivolgono ad una mutua sanitaria. Rischiare, infatti, di pagare di tasca propria le spese legate ad un ricovero risulterebbe troppo oneroso per la stragrande maggioranza della popolazione.

Le mutue sanitarie senza scopo di lucro hanno trovato terreno fertile, tanto che oggi in Francia sono più di 400 e assistono circa 38 milioni di persone. Ciò su un totale di circa 66 milioni di abitanti. Per tutti coloro i cui redditi complessivi non superano i 9.654 euro annui.esiste la CMU-C. Si tratta della “Copertura malattia universale complementare”. Alla fine del 2018, essa copriva circa 7 milioni di persone per una spesa media pro-capite di circa 380 euro.

Per la maggior parte dei francesi, costi di adesione accessibili.

Rispetto agli stipendi medi transalpini che nel 2018 risultavano pari a 1.637 euro netti al mese per un impiegato, 1.717 per un operaio, 2.271 per un quadro e 4.141 per un funzionario, le mutue garantiscono una salutare sostenibilità.

Ad esempio, una coppia sui 40 anni riesce così a raggiungere una copertura del 100% per numerose prestazioni anche con una trentina di euro al mese a testa.

In totale queste “cotisations” (i contributi versati da tutti i cittadini alle mutuelles) ammontano a più di 22 miliardi di euro. In circa il 70% dei casi si tratta di contratti individuali. Gli altri sono invece accordi stipulati dalle aziende per l’insieme dei propri lavoratori. Il che permette in molti casi di spuntare condizioni particolarmente vantaggiose.

30 è il numero della sostenibilità

Secondo l’associazione Mutualité Française, ogni 100 euro versati dai contribuenti, 70,9 vengono utilizzati per i rimborsi delle spese sanitarie degli assicurati. Altri 14,4 sono versati al fisco francese, mentre 14,7 sono legati a spese di gestione (personale e sedi inclusi). Il tutto con i conti che rimangono in buon equilibrio: «Mentre esplodeva la crisi del modello capitalistal’economia sociale e solidale ha saputo resistere in modo molto migliore al terremoto economico rispetto ai modelli convenzionali», spiegava nel 2016 Roland Berthilier, segretario generale di Mutualité Française.

All’epoca, il riferimento era alla crisi finanziaria. Ma il sistema francese, benché scosso, sta tenendo anche di fronte al coronavirus. Il modello mutualista transalpino, d’altra parte, è estremamente antico. Affonda le sue radici negli anni della rivoluzione industriale, attorno al 1820.

Nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, gli aderenti sono quasi 4 milioni, che diventeranno 9,8 nel 1938.

E in Italia?

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