La gravità dello stato della sanità pubblica.

UN QUADRO ALLARMANTE DAL CONGRESSO DEI MEDICI ANAOO-ASSOMED.

Il SSN è arrivato indebolito all’appuntamento con il COVID-19, penalizzato da anni di
ridotto finanziamento, tagli dei posti letto, riduzione del personale, e politiche che hanno
inciso negativamente sulla tenuta dei servizi ospedalieri e di quelli territoriali e di
prevenzione
, questi ultimi sottoposti in alcune Regioni, come la Lombardia, ad un vero e
proprio processo di spoliazione. La capacità del SSN di rispondere ai bisogni delle
persone
è stata progressivamente intaccata, in particolare nell’ultimo decennio, in misura
tale da mettere in discussione quel diritto fondamentale alla salute sancito dall’ articolo 32
della Costituzione. Abbiamo osservato una netta dicotomia non solo tra Nord e Sud, ma
anche tra la sanità erogata nelle zone rurali e periferiche e le forme maggiormente
organizzate garantite nei centri metropolitani. Un modello che ha di fatto generato una
nuova categoria di cittadini, che la CEI nella sua Lettera ai Curanti definisce degli
“irraggiunti”, cioè coloro che pur avendone diritto, non riescono o non vengono messi in
condizione di accedere alle prestazioni del SSN.

LE LISTE D’ATTESA E IL RISCHIO DI PRIVATIZZAZIONE DEL SSN
I numeri sono eloquenti. E quelli della pandemia sommersa, dei malati e delle prestazioni
lasciate indietro dalla urgenza pandemica, parlano di una frattura tra servizio sanitario e
consenso dei Cittadini. Le prestazioni sanitarie non effettuate nel periodo della emergenza
pandemica si contano in milioni di visite specialistiche, accertamenti diagnostici, ricoveri,
interventi chirurgici, procedure di screening per tumori, con decine di migliaia di mancate
diagnosi. Una montagna di richieste inevase ha portato le liste di attesa a misurarsi in
semestri, se non in anni, con una incidenza non trascurabile su qualità e durata della vita
dei Cittadini.

QUI IL COMUNICATO COMPLETO

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