Attenzione alle pensioni

Raffaella Ginepro/ Insurance, previdenza, welfare

Molta attenzione in questo periodo al tema delle pensioni.

Ne ha parlato di recente il direttore dell’Inps, Tito Boeri, sottolineando il fatto che molti pensionati decidono di trascorrere la vecchiaia all’estero, causando così una perdita all’Italia di circa un miliardo ogni anno.

Ne scrive Enrico Marro su www.corriere.it, spiegando che per le generazioni nate dal 1980 in poi sarà in vigore unicamente il sistema contributivo e questo causerà una serie di conseguenze che vanno dall’allungamento in avanti dell’età pensionabile, sopratutto per coloro (ovverosia la maggioranza delle nuove generazioni) che non hanno avuto dei contratti di lavoro stabili fin dall’inizio della carriera lavorativa.

Ne affrontano le problematiche i pallidi tentativi di ricostituire un patto intergenerazionale che possa garantire maggior equità.

Esistono poi fattori quali l’allungamento delle aspettative di vita, l’indice di natalità pari a 0, il ritardo sempre più ampio di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani e la discontinuità dell’occupazione che complicano ulteriormente i meccanismi su cui si basa il sistema contributivo puro.

La maggior voce di spesa per l’Italia continua ad essere, appunto, quella delle pensioni  e, nonostante questo, esistono disparità enormi e, sempre di più, i giovani  vedono allontanarsi le certezze di poter contare su adeguate forme di tutela relative alle loro future pensioni.

E’ dunque evidente che lo Stato non è attualmente in grado di garantire pensioni eque ed adeguate e i giovani (ma anche i quarantenni e cinquantenni di oggi) dovranno contare sempre più su un secondo o un terzo pilastro previdenziale se vogliono arrivare all’età pensionabile potendo mantenere un tenore di vita pari o simile a quello che hanno avuto durante il periodo lavorativo.

Pensare ad un piano pensionistico individuale è una scelta di buon senso.

Il secondo pilastro, basato cioè sulla previdenza integrativa collettiva,  è quello relativo ai fondi di categoria.

Ma i lavoratori autonomi, i professionisti, i piccoli imprenditori e tutto coloro che, comunque, non hanno accesso alla previdenza integrativa collettiva farebbero bene ad affidarsi al cosiddetto “terzo pilastro”, ovverosia, la previdenza complementare individuale.

Sottoscrivere un piano pensionistico individuale, oltre ad essere un atto di buon senso e di tutela per il proprio futuro, consente anche di usufruire di agevolazioni fiscali, quale la deduzione del contributo nella misura pari alla propria aliquota marginale Irpef.

Tali piani lasciano al sottoscrittore piena libertà nella periodicità dei versamenti e delle somme versate e hanno, ormai da tempo, dei costi di gestione molto bassi.

Insomma, occorre essere previdenti e occorre pensarci per tempo perché un piano pensionistico integrativo, se ‘spalmato’ su un lungo periodo non peserà sul budget individuale e costituirà la base per una integrazione non indifferente alla pensione pubblica.

 

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Raffaella Ginepro

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