Mini eolico

Mini eolico

Due parole sull’energia dal vento.

 

Che cos’èpaleeoliche

In mente vengono immagini simili a questa:

La scala è da considerare più ridotta, sia per dimensioni che per numero di pale degli impianti mini eolici.

Usualmente, gli impianti mini eolici si dividono in sei categorie di grandezza per capacità di potenza (al disotto dei 5 kW normalmente si parla di micro eolico e di uso domestico, mentre il limite superiore per il mini eolico è considerato 200/250 kW)

impianti13

In Italia al dicembre 2013 risultavano censiti 515 impianti, per un totale di potenza di ca. 28 MW, con una connotazione regionale abbastanza delineata verso il centro-sud, ovviamente legata alla ventosità delle zone.

atlanteeolico

potenzainstallata

 

Come funziona

Il generatore eolico, come detto, converte l’energia eolica, la potenza portata dal vento, prima in energia meccanica e poi in energia elettrica. La potenza elettrica (per motivi di semplicità diamo tutti i calcoli per scontati e dimostrati) erogata dal generatore è:

Pg  = ηg ·ηm·cp·1/2·A·ρ·v3      post2

post1

 

 

 

 

Senza ovviamente entrare nel troppo tecnico, il rendimento del generatore dipende da limiti fisici insuperabili(1), oltre che, come prima cosa, dalla quantità di vento.post3

 

 

La ventosità di un punto del territorio segue normalmente una curva statistica, detta di Weibull, che indica la probabilità di ventosità partendo dal dato medio rilevato in maniera empirica, ed ha un andamento simile a questo:curvepotenza

 

Combinando la ventosità e la curva di potenza della turbina è possibile avere un conteggio attendibile del rendimento effettivo in termini di produzione su base annua.

Costi di installazione

Il costo per la realizzazione di un impianto di una o più macchine è composto, oltre al costo intrinseco del macchinario, anche dai costi di progettazione, studi, autorizzazioni, sito, ecc. che possono incidere anche per un terzo dell’investimento complessivo. Il costo per kW installato può variare dai 5/6.000 €/kW per impianti fino ai 10 kW, e scendere ai 3/4.000 €/kW per impianti fino ai 60 kW.

Il costo/valore intrinseco della macchina è anch’esso variabile a seconda delle dimensioni, della produzione, dell’efficienza nominale, legata, tra l’altro al diametro delle pale e indicativamente può andare da 1,7 a 4 €/Watt.

Sono in corso accordi di sviluppo tra enti pubblici e non e Istituti di credito, come ad esempio in Sardegna, che arrivano a far ottenere finanziamenti fino al 100%, con garanzie degli enti o di Confidi.

Sul “continente” esistono programmi assimilabili, come quello realizzato tramite il CPEM (Consorzio Produttori Energia Minieolico), che raggruppa circa l’80% dei costruttori di pale e buona parte dei produttori di energia, che consente di finanziare fino al 70% gli impianti, con garanzia Confidi dell’80% sul finanziamento a 10 anni.

 

Ritorno economico

Gli impianti di tipo mini eolico (escludendo l’uso domestico), sono normalmente visti come forma di investimento. Ma quanto rendono?

Le tariffe incentivanti previste dal DM 6/7/2012 prevedono un pagamento di 268 €/Mwh (per impianti fino a 200 kW con riduzione del 2% dal 2014). Questo valore, unito ai calcoli sulla produttività, ai costi di gestione e manutenzione – la vita media utile è prevista su 20 anni – con calcoli riportabili con semplicità su un grafico, con una ipotesi di un impianto di 60 kW, dà una rendita media annua intorno ai 40.000 euro, con un break-even intorno ai 5-7 anni e un ROI intorno al 15-16%.

Impatto ambientale

La prima idea che nasce è quella della ecosostenibilità della risorsa: nessun impatto di inquinamento diretto e quasi nessuno di smaltimento. In più il contributo alla riduzione del ricorso ai combustibili fossili per la produzione di energia elettrica, con calo delle emissioni di gas-serra.

L’impatto è ovviamente “estetico”, tanto che i impianti da un certo livello in su sono soggetti ad una preventiva V.A.I. (verifica dell’impatto ambientale), che comunque terrà conto anche dell’impatto sonoro (anche se le ultime generazioni di macchine hanno un livello sonoro inferiore ai 45dB(A) a 350 metri – come un parlato piano a 10 m) e non ultimo delle possibili conseguenze di impatto sull’avifauna (impatti e nidificazione), mentre la fauna di terra, come si poteva vedere dalla prima immagine, sembra normalmente ben tollerare la presenza delle pale.

Quindi…

Quindi, la materia, come visto, è complessa, sia dal punto di vista tecnico che operativo, ma il settore è in crescita: le previsioni da parte del CPEM sono di arrivare a 250/300 nuovi impianti nel corso del 2015 (che peraltro rappresenta per ora un periodo spartiacque in forza del termine degli attuali incentivi statali previsti).

Sull’argomento è comunque da considerare che il previsto esaurimento dei fondi per gli incentivi per l’eolico, già verificatosi per il fotovoltaico, si è spostato in avanti nel tempo, grazie alle oscillazioni al rialzo del PUN (prezzo dell’elettricità all’ingrosso). Al di là delle proposte tecniche allo studio per la modifica dei sistemi di calcolo in favore dei produttori, c’è anche il recente dichiarato impegno del viceministro del MISE Claudio De Vincenti a non fermare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Quello che in una prima analisi risulta evidente è che – come spesso accade – l’improvvisazione non può dare buoni frutti.

Occorre una pianificazione seria e possibilmente affidata ad esperti del settore, che permettano di compiere una analisi tecnica, finanziaria e, non ultimo, un corretto risk management: come detto prima, la vita media utile di un impianto è di 20 anni, ed in 20 anni i rischi a cui si è soggetti direttamente o indirettamente, quali eventi naturali, guasti, incidenti, mancata produzione o contenziosi con terze parti, crescono in progressione geometrica (con licenza sulla progressione geometrica da parte degli esperti in statistica e degli attuari!)

Ma su questi aspetti torneremo in seguito.

Fabio Meloni

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