Rischi catastrofali

Rischi catastrofali

Prendendo spunto dalla recente pubblicazione del Natural Hazard Risk Atlas 2014 di

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che indica l’Italia come l’ottavo paese al mondo ed il primo in Europa per rischiosità in tema di eventi naturali, vorremmo stimolare qualche riflessione (magari anche produttiva dal punto di vista della concretezza).

l’Agenzia italiana risposta emergenze (Agire) ha fornito alcuni dati che devono far riflettere.

Nel solo 2012, 357 disastri naturali hanno colpito oltre 124 milioni di persone e causato danni per più di 157 miliardi di dollari. Per fortuna le vittime sono diminuite, mentre è stato registrato un aumento del 10%  delle perdite economiche provocate dalle catastrofi naturali. Nel 2012 Italia, Stati Uniti e Cina, hanno subito l’86% di tutti i danni economici provocati a livello globale. Nei Paesi Ocse, dal 1981 ad oggi i danni economici provocati dai disastri sono cresciuti molto più rapidamente del Pil pro capite.

In Italia, per esempio, si stima che il 70% degli edifici (privati e pubblici) non sarebbe in grado di reggere ai terremoti che dovessero interessarli, il che ci pone in una condizione di rischio comparabile con quello di aree geografiche, quali Giappone e California, in cui la pericolosità dei sismi è assai maggiore.

Ecco alcuni punti:

    1. Il rischio catastrofi (eventi atmosferici, terremoti, alluvioni, ecc.) ha un costo sociale elevatissimo in Italia, sia per frequenza di eventi, sia per le caratteristiche del territorio e delle strutture
    2. Il supporto pubblico (che normalmente interviene ex-post) è destinato ad avere nel tempo sempre minori possibilità sia economiche che organizzative
    3. La maggior vulnerabilità mondiale e la maggior frequenza di eventi dovuti alle modifiche climatiche hanno spinto gli assicuratori mondiali ad affrontare il problema di una richiesta di coperture e di interventi destinata a crescere attualmente e nel prossimo futuro.
    4. Per poter affrontare il mercato, gli stessi assicuratori hanno necessità di “cubare” coperture, al fine di diluire nella massa i rischi e di costituire basi economiche per mantenere “remunerativa” l’attività di copertura.
    5. Per quanto ovvio, è tuttavia importante sottolineare le implicazioni sociali e mutualistiche che si manifestano nell’affrontare e assistere le problematiche che si originano dagli eventi che colpiscono il territorio
    6. Gli effetti sul tessuto produttivo provocano effetti dannosi sull’occupazione, sulle performance delle imprese locali, e ricadute sulla solvibilità e solidità del sistema bancario, particolarmente rilevanti quando si tratta di intermediari locali fortemente esposti nei confronti dei produttori dell’area. 

 

Il caso Emilia Romagna

Se si considerano solo le scosse di magnitudo più elevata, i comuni dell’Emilia Romagna che ricadono all’interno di un raggio di 20 km dagli epicentri dei diversi episodi sismici sono 37. La zona colpita ha una superficie di oltre 2.200 km2 con una popolazione di 550mila residenti (230mila famiglie).

Secondo le stime proposte dalla Regione Emilia Romagna, i danni economici complessivi (trascurando quelli alla salute) ammonterebbero a 13,2 miliardi di euro, così suddivisi:

RT1

L’Ania indica in circa 700 milioni i danni del sisma coperti dal mercato assicurativo e riassicurativo, quasi esclusivamente relativi a danni subiti dalle imprese.

RT2

Sempre Ania (2011) stima che nel nostro Paese siano assicurate circa 30mila unità abitative (su 27,3 milioni), cioè una proporzione trascurabile; il grado di copertura più alto si trova nelle regioni più ricche.

Il Dipartimento della Protezione civile (2010) specifica come «I terremoti che hanno colpito la Penisola fino al 2003 hanno causato danni economici consistenti, valutati per gli ultimi quaranta anni in circa 135 miliardi di euro (a prezzi 2005), che sono  stati  impiegati  per  il  ripristino  e  la  ricostruzione  post-evento.  A  ciò  si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale». A questo valore corrispondono quindi danni causati da eventi sismici in Italia per un valore medio annuo pari a 3,7 miliardi. Sempre con riferimento alle medie degli ultimi quaranta anni, si stima una media annua di 5,1 miliardi (a prezzi 2005) di danni alle cose e alla salute causati da terremoti, frane e alluvioni in Italia.

terremotiItaliaprotcivfonte Protezione Civile

Ania (2011) stima in 3,1 miliardi e 0,3 miliardi il danno annuo atteso al patrimonio abitativo italiano causato rispettivamente da rischio sismico e rischio alluvionale. Facendo i conti “della massaia”, in base al numero totale delle abitazioni in Italia dall’ultimo censimento, c’è un costo per la collettività (costo reale non ipotetico, che grava sulla fiscalità) di oltre 120 euro medi all’anno per abitazione, ben superiore alle tariffe ad oggi praticate dagli assicuratori. In più le stesse tariffe, sulla base di una copertura ad alta diffusione, tenderebbero a scendere.

I principali difetti del modello italiano corrente:

  1. il ricorso alla spesa pubblica è discrezionale e non predefinibile in termini quantitativi e di tempistica: ad esempio la spesa per i risarcimenti del terremoto emiliano si colloca proprio nel periodo di massimo sforzo per la riduzione della spesa pubblica in corrispondenza della crisi finanziaria.
  2. l’intervento pubblico ex post genera incentivi perversi (charity hazard): l’aspettativa di un intervento dello Stato spiega ovviamente il trascurabile ricorso al mercato assicurativo privato, e anche il disincentivo a investire in prevenzione, sia da parte di cittadini e imprese sia da parte delle amministrazioni locali.

 

Valenze commerciali e sociali

Alcuni aspetti di cultura tipicamente nazionali o comunque locali hanno limitato e limitano la diffusione massiva dei prodotti assicurativi per gli eventi catastrofali:

  • una storica scarsa propensione degli assicuratori nazionali in relazione alla cubatura dei premi possibile e all’alta rischiosità percepita del territorio
  • un approccio culturale tendenzialmente più propenso al fatalismo che alla programmazione
  • scarsa informazione sia tecnica degli addetti, sia dei potenziali “divulgatori” per i possibili interessati
  • mancanza di orientamenti precisi da parte dei governi centrali e locali, anche in relazione alla difficoltà di stabilire una metodologia “ex-lege” di intervento sia in termini di prevenzione, che in termini di soluzione e di risposta agli eventi
  • l’incertezza sulla necessaria o possibile componente mutualistica in forza delle sensibili differenze nel calcolo dei tassi tecnici in zone di territorio assai diverse per rischiosità.

 

Trattandosi di un prodotto che ha caratteristiche di elevata standardizzazione e diffusione di massa, la distribuzione dovrebbe risultare adatta principalmente a strutture con una connotazione di forte interazione con il territorio o comunque caratterizzate da alta capillarizzazione.

 

Le banche (in particolare gli istituti a caratteristica locale come il Credito Cooperativo), gli uffici postali e i portali on-line potrebbero essere i principali veicoli di collocamento.

Poste Italiane ha già abbinato la componente rischi catastrofali alle coperture danni-casa in portafoglio: visti i volumi ed il successo ottenuto con i prodotti vita ed i “rumors” sul potenziamento della rete di vendita, potrebbe coprire un ruolo di rilievo su questo tipo di prodotto.

Alcuni dei principali players italiani e internazionali presenti in Italia (ad es. Generali e Allianz) danno già la possibilità di sottoscrivere sul web.

 

E le banche?

Degli oltre 3 milioni di mutui per immobili residenziali in corso (al 2007 oltre il 13% delle famiglie aveva sottoscritto un’operazione di tale tipo), la percentuale di coperture che oltre all’incendio comprendono rischi catastrofali è millesimale. Il cliente mutuatario è mediamente in portafoglio della banca per almeno 7-8 anni e normalmente ha la copertura incendio stipulata proprio tramite l’istituto bancario…: 3 milioni di potenzialità inespresse.

Non è necessario poi sottolineare la valenza in termini di servizio alla collettività (servizio comunque remunerato e con ritorni stabili nel tempo) e le possibilità di privilegiare gli aspetti mutualistici, in particolare per il mondo Cooperativo.

 

I costi delle assicurazioni

 

Lo schema attuario per il calcolo del premio puro porta a 73,5 euro per 100.000 € di capitale

 Attuario

Fonte: ANIA, Guy Carpenter – “Danni da eventi sismici e alluvionali al patrimonio abitativo italiano: studio quantitativo e possibili schemi assicurativi”

 

Il mancato ricorso a fondi pubblici per la copertura di questo tipo di sinistri, potrebbe anche portare in parte a liberare risorse e a crearne con le imposizioni fiscali (auspicabilmente ridotte) sui premi, da destinare ad una concreta opera di prevenzione.

Tale opera, in cui il pubblico potrebbe essere affiancato da fondi di mutualità derivanti dai margini commerciali degli intermediari nel collocamento, finirebbe per creare un circolo virtuoso di minor esposizione al rischio, minori impatti sociali ed anche economici sul fronte premi.

 

F.M.

 

 

Fonti e rif. bibliografici

Ania, Danni  da  eventi  sismici  e  alluvionali  al  patrimonio  abitativo  italiano:  studio quantitativo e possibili schemi assicurativi, giugno 2011.

Banca  d’Italia,  “Il  recente  sisma”  in L’economia  dell’Emilia  Romagna,  Bologna, giugno 2012.

Buzzacchi,  L.,  Turati,  G.,  “Rischi  catastrofali  e  intervento  pubblico”, Consumatori, Diritti e Mercato, 2/2010,

Dipartimento  della  Protezione  civile,  “Costo  dei  terremoti  degli  ultimi  40  anni”, settembre 2010.

Casucci,  S.,  Liberatore,  P.,  “Una  valutazione  economica  dei  danni  causati  dai disastri naturali”, eddyburgh.it, 2012.

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